di Gaia Ferrari e Elena Fumagalli
Corso di Analisi Dei Dati (COM), 2024-2025, Università degli Studi di Milano. Tutor: Prof. Riccardo Ladini, Prof. Ferruccio Biolcati Rinaldi, Dott.ssa Marta Moroni
Introduzione
Nella società occidentale contemporanea, la tecnologia permea ogni ambito della vita quotidiana, dalla produzione e distribuzione di beni, all’organizzazione sociale e burocratica, fino al mantenimento dell’ordine pubblico e della sicurezza collettiva. Tale pervasività solleva interrogativi rilevanti circa la percezione che i cittadini hanno di questi strumenti, i quali, integrandosi nella routine quotidiana, influenzano la vita delle comunità attraverso meccanismi percepiti come più o meno legittimi o efficaci. In questo contesto, lo studio si concentra sull’analisi dell’atteggiamento della popolazione italiana nei confronti della videosorveglianza negli spazi pubblici, utilizzando i dati dell’indagine European Values Study (EVS) del 2017 come base empirica.
La ricerca si propone di indagare di dare una risposta alle seguenti domande di ricerca;
- Quanto è disposta la popolazione italiana ad accettare la videosorveglianza pervasiva negli spazi pubblici?
- L’orientamento politico influisce sull’accettazione della videosorveglianza governativa come forma di controllo sociale? E questa relazione è mediata dagli atteggiamenti verso l’immigrazione?
Considerata la crescente diffusione della videosorveglianza, rispondere a queste domande è rilevante alla luce di due dinamiche sociali e politiche contemporanee. Da un lato, si osserva la crescente inclinazione verso forze politiche di destra e estrema destra in Europa, accompagnata tuttavia da un diffuso disinteresse per la partecipazione politica nel caso italiano, evidenziato dalla progressiva diminuzione dell’affluenza elettorale. Dall’altro, il tema migratorio è diventato centrale nel discorso pubblico, reso ancora più rilevante dall’elevata presenza di cittadini stranieri in Italia, che nel 2024 ha superato i cinque milioni secondo i dati ISTAT.
Quadro teorico
Negli ultimi decenni, il panorama politico e sociale europeo è stato attraversato da profondi mutamenti, molti dei quali riconducibili a un processo di trasformazione valoriale che ha preso avvio nel secondo dopoguerra. In questo contesto, la teoria del cultural backlash (contraccolpo culturale) proposta da Norris e Inglehart (2019) rappresenta un punto di riferimento utile per interpretare il crescente sostegno a orientamenti politici conservatori e populisti. Secondo tale prospettiva, la diffusione di valori post-materialisti, favorita dal clima di prosperità economica successivo alla Seconda guerra mondiale (Inglehart 1981), ha contribuito a consolidare una maggiore apertura verso tematiche liberali e immateriali. Tuttavia, questa evoluzione ha generato, in settori significativi della popolazione, una percezione di minaccia nei confronti delle trasformazioni culturali in atto, innescando reazioni di rigetto che si manifestano attraverso la riemersione di posizioni neoconservatrici.
All’interno di questo quadro interpretativo, l’adozione di atteggiamenti autoritari – tra cui l’approvazione di strumenti di controllo come la videosorveglianza (Karpa e Rochlitz 2024) – può essere letta come una risposta simbolica al senso di disordine percepito. In particolare, si ipotizza che tale approvazione sia più marcata tra gli individui che si collocano politicamente lungo l’asse della destra. La sicurezza pubblica, infatti, ha assunto una centralità crescente nel dibattito politico e mediatico, anche a causa dei processi di modernizzazione che, moltiplicando le opportunità di devianza, hanno contribuito ad alimentare il senso diffuso di insicurezza. In tale contesto, come evidenzia Garland (2001), si è assistito a una progressiva crisi dell’approccio riabilitativo in favore di politiche punitive, sostenute da una retorica populista che si nutre della paura sociale e del bisogno di ordine.
Alla luce di queste considerazioni, il presente studio si propone di analizzare l’atteggiamento della popolazione italiana nei confronti della videosorveglianza negli spazi pubblici (Maineri et al. 2022), esplorando il legame tra accettazione del controllo visivo e orientamento politico. Inoltre, si ipotizza che la percezione dell’immigrazione come minaccia alla sicurezza collettiva possa mediare tale relazione. Queste ipotesi risultano particolarmente rilevanti nel contesto italiano contemporaneo, caratterizzato da un’accresciuta attenzione al tema della sicurezza (Ricotta 2012; Gargiulo 2017; Paliotta 2020), da una crescente polarizzazione politica e da una presenza straniera significativa, come evidenziato nell’introduzione. Sulla base di questo quadro teorico, si formulano le seguenti ipotesi di ricerca:
- I cittadini italiani mostrano una maggiore propensione ad accettare la videosorveglianza negli spazi pubblici piuttosto che a opporvisi.
- Gli individui che si collocano politicamente a destra manifestano una maggiore accettazione dell’implementazione di sistemi di videosorveglianza da parte del governo.
- La percezione degli immigrati come minaccia alla sicurezza pubblica media la relazione tra orientamento politico e favore verso la videosorveglianza.
Dati e metodologia
Per rispondere alla domanda di ricerca, sono stati utilizzati dati raccolti tramite il questionario del programma di ricerca European Value Study (EVS) del 2017. Lo sguardo è nello specifico focalizzato sull’Italia, dove i dati sono stati raccolti nel 2018. Sono stati quindi presi in oggetto 2277 individui, selezionati attraverso un campionamento probabilistico. All’interno dell’indagine sono state selezionate le domande che hanno permesso di individuare le due variabili prese in analisi: la prima (“In politica di solito si parla di ‘sinistra’ e ‘destra’. In generale, Lei dove collocherebbe la sua posizione politica?”) misura l’orientamento politico dei rispondenti su scala da 1 (sinistra) a 10 (destra); la seconda (“Lei pensa che il governo italiano dovrebbe o non dovrebbe avere il diritto di tenere le persone sotto videosorveglianza nelle aree pubbliche?”) indaga il livello di accettazione della videosorveglianza nelle aree pubbliche, presentando quattro categorie di risposta (Certamente sì, probabilmente sì, probabilmente no, certamente no)
Nell’analisi è stata individuata come variabile dipendente il diritto del governo italiano di controllare i cittadini tramite videocamere in aree pubbliche e come variabile indipendente l’orientamento politico.
Analisi
La distribuzione delle opinioni sulla videosorveglianza e dell’orientamento politico
Siccome le posizioni a sfavore della videosorveglianza erano considerevolmente meno diffuse rispetto alle posizioni a favore, sono state unite le due categorie “certamente non dovrebbe avere il diritto” e “probabilmente non dovrebbe avere il diritto” in una sola categoria e ridurre così la variabile alle seguenti tre categorie: si, probabilmente sì, probabilmente no/ no.
La Figura 1 mostra che la circa il 40% del campione pensa che il governo dovrebbe avere pieno diritto ad esercitare forme di controllo attraverso la videosorveglianza, e in totale oltre tre quarti degli intervistati si dicono almeno piuttosto favorevoli sul diritto del governo a videosorvegliare le persone nelle aree pubbliche. Emerge pertanto una netta prevalenza rispetto a coloro che esprimono contrarietà alla videosorveglianza (24,3%).

Dati European Values Study 2017, Italia. N= 2217
L’orientamento politico dei rispondenti in Italia, nel questionario, è misurato su una scala da 1 (estrema sinistra) a 10 (estrema destra). Anche in questo caso la variabile è stata ricodificata, accorpando le osservazioni in intervalli, in modo da ottenere le seguenti categorie: sinistra (da 1 a 3), centro (da 4 a 7), destra (da 8 a 10), non collocati.
Dalla rappresentazione grafica della distribuzione di frequenza (Figura 2) possiamo notare come la maggior parte del campione ha posizioni più centriste, mentre le posizioni più estreme sono abbastanza contenute e pressoché simili, con una leggera maggioranza per la destra. Va sottolineato come oltre un quarto dei rispondenti (il 27%) non si colloca sulla scala sinistra-destra, a non riconoscersi più in questo schema tradizionale.

Dati European Values Study 2017, Italia. N= 2277
Analisi bivariata: orientamento politico e opinioni sulla videosorveglianza
La relazione tra orientamento politico e opinioni sulla videosorveglianza è stata analizzata attraverso una tavola di contingenza (Tabella 1). Dalla Tabella 1 emerge una differenza rilevante tra gli orientamenti politici riguardo all’opinione sulla videosorveglianza da parte del governo. Chi si colloca a destra è più favorevole (46%) al diritto dello Stato di sorvegliare i cittadini rispetto a chi si colloca a sinistra (32%), con una differenza notevole di circa 14 punti percentuali, mentre i centristi si posizionano nel mezzo (41%).
Questa differenza si riduce quando si considerano le risposte più moderate (“probabilmente si”): qui le percentuali tra sinistra (35%) e destra (37%) si rivelano molto simili.
Di conseguenza, per chi si oppone del tutto alla videosorveglianza, lo scarto tra sinistra (33%) e destra (17%) è marcato (16 punti), mentre il centro si colloca ancora una volta a metà (19%). I non collocati politicamente tendono invece ad essere meno favorevoli alla videosorveglianza rispetto a chi si colloca a destra e al centro, ma poco più favorevoli rispetto a chi si colloca a sinistra.
Ad ogni modo, va sottolineato che anche tra chi si colloca a sinistra circa due terzi del campione sono almeno piuttosto favorevoli alla videosorveglianza (il 66.6% afferma infatti che i governi hanno probabilmente o certamente il diritto di videosorvegliare le aree pubbliche).
Dal punto di vista inferenziale, è stato condotto un test del chi quadrato per verificare l’esistenza di una relazione a livello di popolazione tra orientamento politico e opinione sulla videosorveglianza. Il risultato del test è altamente significativo (p-value = 0.000), portando al rifiuto dell’ipotesi nulla di indipendenza tra le due variabili. Quindi, è possibile sostenere l’esistenza di una relazione statisticamente significativa tra orientamento politico e opinione sulla giustificabilità del controllo tramite videosorveglianza da parte del governo. Le tendenze osservate nel campione sono generalizzabili alla popolazione con un elevato livello di confidenza.
| Dovrebbe avere il diritto | Probabilmente dovrebbe avere il diritto | Non dovrebbe avere il diritto | Totale | |
| Non collocati | 37.4% | 31.3% | 31.3% | 597 |
| Sinistra | 31.9% | 34.7% | 33.4% | 314 |
| Centro | 40.6% | 40.0% | 19.4% | 958 |
| Destra | 46.0% | 36.8% | 17.2% | 348 |
Analisi trivariata: l’atteggiamento verso l’immigrazione come mediatore?
Una terza variabile è stata introdotta con l’obiettivo di approfondire l’analisi sulla percezione degli italiani riguardo al rapporto tra immigrazione e criminalità. Inizialmente, la variabile era misurata su una scala autoancorante da 1 a 10, dove 1 indicava un forte accordo con l’asserzione secondo cui “gli immigrati aggravano i problemi di criminalità”, mentre 10 esprimeva un forte disaccordo con quanto affermato. La variabile è stata ricodificata trasformandola da quasi-cardinale a categoriale, suddividendola in 2 categorie: “gli immigrati aggravano i problemi di criminalità” (da 1 a 4) e “gli immigrati NON aggravano i problemi di criminalità” (da 5 a 10). La ricodifica è stata effettuata per rendere la variabile più facilmente interpretabile e per agevolare il confronto tra gruppi.
Dai risultati ottenuti dall’analisi monovariata descrittiva della variabile di controllo emerge una netta prevalenza di opinioni negative nei confronti dei migranti: la maggioranza degli intervistati mostra un alto livello di accordo con l’affermazione secondo cui gli immigrati aggravano i problemi di criminalità (62.7%), mentre solo una piccola minoranza esprime posizioni di disaccordo (37.3%).
Attraverso l’analisi trivariata (tabella 2) si intende spiegare se e in che modo la relazione tra orientamento politico e opinioni sulla videosorveglianza sia spiegata dagli atteggiamenti verso l’immigrazione.
Quando la percezione è negativa, ovvero si ritiene che gli immigrati aggravino la criminalità, la relazione tra orientamento politico e approvazione del controllo tramite videosorveglianza si mantiene, seppur con una riduzione dello scarto tra le posizioni politiche: si passa infatti da 14 a 9 punti percentuali tar chi è di destra e chi è di sinistra nella convinta accettazione della videosorveglianza. Questo indica un effetto di mediazione soltanto parziale, non sostanziale. Anche tra coloro che invece sostengono che gli immigrati non aggravano i problemi di criminalità, persistono ampie differenze tra individui con diverso orientamento politico nell’accettazione della videosorveglianza (circa 15 punti pencentuali di differenza tra destra e sinistra, con i primi più favorevoli).
Dal punto di vista statistico, i p-value ottenuti (0.000 e 0.028) risultano inferiori al livello di significatività (α = 0.05), confermando la solidità dell’associazione osservata.
| Gli immigrati aggravano la criminalità | Gli immigrati NON aggravano la criminalità | |||||
| Accettazione videosorveglianza | ||||||
| Sì | Probabilmente sì | Probabilmente no / no | Sì | Probabilmente sì | Probabilmente no / no | |
| NC | 42.0% | 29.1% | 28.9% | 28.8% | 35.3% | 35.9% |
| Sinistra | 38.6% | 30.3% | 31.1% | 26.4% | 38.8% | 34.8% |
| Centro | 43.4% | 41.1% | 15.5% | 35.8% | 38.7% | 25.5% |
| Destra | 47.8% | 36.8% | 15.4% | 41.3% | 37.4% | 21.3% |
| N. obs. 1375 | N. obs. 806 | |||||
Considerando la terza variabile, possiamo osservare come la relazione tra l’orientamento politico e l’accettazione della video sorveglianza persista e non venga spiegata in modo sostanziale dall’opinione che l’individuo ha sui migranti. Notiamo inoltre come la relazione tra orientamento politico e accettazione della videosorveglianza è statisticamente significativa sia per coloro che affermano che gli immigrati aumentano i problemi di criminalità sia per coloro che non lo affermano (P-value è inferiore al livello di significatività, pari a 0.05, in entrambi i casi).
Conclusioni
La nostra ricerca ha messo in evidenza come la videosorveglianza negli spazi pubblici sia accettata da gran parte della popolazione italiana, con un’alta percentuale degli intervistati che ritengono legittimo il diritto del governo di esercitare questo tipo di controllo. Questo dato segnala un’elevata legittimazione sociale di strumenti di sorveglianza statale, probabilmente alimentata dal bisogno percepito di sicurezza e ordine.
In linea con quanto ipotizzato, è emersa una relazione significativa e sostanziale tra orientamento politico e accettazione di videosorveglianza negli spazi pubblici: si può notare che gli individui che si collocano a destra mostrano un livello più elevato di accettazione rispetto a chi si identifica in un orientamento politico di sinistra.
Alla luce di questi risultati, abbiamo condotto un’analisi più approfondita introducendo una terza variabile, legata alla percezione degli immigrati come coloro che aggravano i problemi di criminalità. Tuttavia, utilizzando i dati forniti dall’European Social Survey del 2017, è possibile notare come la terza variabile non spiega la relazione tra orientamento politico e accettazione di video sorveglianza.
Questi risultati invitano a riflettere sulla delicata relazione tra sicurezza e libertà individuale, e ci portano a porci diversi interrogativi su come le percezioni sociali – che sono spesso influenzate da narrazioni mediatiche o politiche – possono plasmare il consenso verso forme di controllo statale. Dunque, in un contesto politico e culturale in continua evoluzione, è fondamentale monitorare queste dinamiche, per comprendere come la nostra società affronterà le tematiche di controllo e sicurezza, e quali saranno le implicazioni per la tutela della libertà individuale.
Riferimenti bibliografici
Gargiulo E., (2017). “Monitoring or Selecting? Security in Italy between Surveillance, Identification and Categorisation”, Rethinking Surveillance and Control Beyond th “Security versus Privacy” Debate. Pp 195-211.
Garland, David, The Culture of Control: Crime and Social Order in Contemporary Society (Oxford, 2002; online edn, Oxford Academic, 22 Mar. 2012). https://doi-org.pros2.lib.unimi.it/10.1093/acprof:oso/9780199258024.001.0001
Karpa, D., & Rochlitz, M. (2024). Authoritarian Surveillance and Public Support for Digital Governance Solutions. Comparative Political Studies, 0(0). https://doi.org/10.1177/00104140241290208
Inglehart, R. (1981). Post-materialism in an environment of insecurity. American political science review, 75(4), 880-900.
Maineri, A. M., Achterberg, P., & Luijkx, R. (2022). Switch on the Big Brother! Investigating the educational gradients in acceptance of online and public areas surveillance among European citizens. European Societies, 24(5), 628–656. https://doi.org/10.1080/14616696.2022.2043412
Norris, P., & Inglehart, R. (2019). Cultural backlash: Trump, Brexit, and authoritarian populism. Cambridge University Press.
Paliotta A. P. (2020) “Le politiche innovative di sicurezza nelle città tra tecnologie di riconoscimento e smart cities”, Sinappsi, X, n.2, pp.98-119.
Ricotta G., (2012). “Sicurezza urbana e tolleranza zero”, La Rivista delle Politiche Sociali / Italian Journal of Social Policy, 1/2012, pp. 117-131.
