Le seconde generazioni e l’immagine del “vero italiano”: la legge sulla cittadinanza è ancora attuale?

Di Alice Sanarico e Simona Guglielmi

A più di trent’anni dall’entrata in vigore dell’attuale legge sulla cittadinanza (L. 91/1992) sono cambiate molte cose: l’Italia ha attraversato una profonda trasformazione demografica passando da un paese di emigrazione a uno di immigrazione, che è diventata una caratteristica strutturale del Paese. I nati da genitori entrambi stranieri sono 53.079 e costituiscono il 13,5% del totale dei nati (ISTAT, 2023).

D’altro canto, riemerge regolarmente lo storico problema di cosa voglia dire “essere italiani”, iniziato già al momento dell’Unificazione con la famosa frase attribuita da Massimo D’Azeglio “abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani”. Nell’arena politica recente, il ripetuto slogan “prima gli italiani!” porta in modo spontaneo a chiedersi “sì, ma quali?” (Filippi 2021).

Se da una parte le seconde generazioni mantengono in modo più o meno forte i contatti con la cultura d’origine, allo stesso tempo in quanto “nuovi” italiani “interrogano la politica e il diritto su questioni esistenziali e sociali, prima ancora che giuridiche, tra cui il significato da attribuire oggi all’essere o diventare cittadino” (Bello 2018), dando la possibilità di discutere della nostra società.

La questione dell’identità nazionale risulta centrale per comprendere come le seconde generazioni, ma anche i nativi, sviluppino sentimenti di appartenenza all’Italia, anche tenendo in considerazione i vincoli giuridici presenti per l’attuale acquisizione della cittadinanza, i quali si basano su aspetti prettamente etnico-ascritti.

Per i bambini nati in Italia da genitori senza la cittadinanza italiana, la legge attualmente in vigore prevede che, se continuativamente residenti, essi possano richiedere la stessa entro l’anno successivo al compimento della maggiore età. Negli anni ci sono state molte proposte di revisione della legge, appoggiate dalla società civile come in particolare quella del 2015, ma nessuna ha mai concluso l’iter legislativo. Tra queste, una delle più conosciute riguarda lo ius scholae, ossia dare la cittadinanza a figli di immigrati che siano andati a scuola in Italia per un certo lasso di tempo prestabilito (ad esempio la conclusione del percorso della scuola primaria).

Ma cosa ne pensano le seconde generazioni dell’argomento? E i loro coetanei nativi? Per rispondere a questa domanda, possiamo far riferimento ai dati di una survey proposta a un campione di studenti dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado in Lombardia all’interno del progetto MAYBE. Il questionario presenta una sezione specifica dedicata all’identità nazionale e permette di differenziare gli intervistati in base al loro background migratorio.

Le risposte fornite sono particolarmente rilevanti per il tema che affrontiamo qui, perché studenti e studentesse frequentanti l’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado vivono un processo di sperimentazione e costruzione di sé e della propria “adultità emergente” (Arnett 2014 ed. or. 2000). In questa fase della vita, l’identità nazionale si connette al più ampio processo di costruzione della propria identità culturale.

Nonostante la specificità del contesto in cui è stata realizzata l’indagine, va rimarcato che nel panorama nazionale la Lombardia rappresenta un osservatorio privilegiato per lo studio del fenomeno delle seconde generazioni. È la regione italiana con più stranieri residenti, nonché la prima in numeri assoluti per la presenza di studenti senza cittadinanza italiana nelle scuole.

Sulla base dei dati raccolti, in questo articolo vengono esplorate le differenze tra nativi, figli di genitori misti e seconde generazioni sui seguenti aspetti:

  1. Grado di vicinanza a vari ambiti territoriali
  2. Caratteristiche ritenute importanti per definire un vero” italiano
  3. Accordo sull’eventuale istituzione dello ius scholae
Il campione analizzato

Nell’ambito del progetto MAYBE, tra febbraio e giugno 2023 sono state coinvolte 39 scuole secondarie di secondo grado della regione Lombardia, selezionate attraverso un campionamento probabilistico sistematico con stratificazione per percorso di studio e provincia, a partire dall’elenco scuole disponibile sul Portale Unico dei Dati della Scuola del Ministero dell’Istruzione e del Merito

All’interno di ogni scuola sono state intervistate da 1 a 3 classi quinte. Il campione finale è composto da 1227 casi (596 studenti e 624 studentesse, mentre 7 partecipanti hanno indicato altro). Rispetto all’età dichiarata al momento dell’intervista, la distribuzione è la seguente: i diciottenni sono il 2,4%, l’81,6% ha 19 anni, il 13,5% ha 20 anni, il 2,3% ha 21 anni e la quota rimanente pari allo 0,5% dichiara di avere tra i 22 e i 24 anni. Riguardo al background migratorio familiare, l’80,4% ha entrambi i genitori nati in Italia (nativi), il 7,2% ha un genitore nato in Italia e uno all’estero (figli di coppie miste) e infine il 12,4% ha entrambi i genitori nati all’estero (seconde generazioni). Va rimarcato che il 64,5% dei giovani con background migratorio del campione ha la cittadinanza italiana.

RISULTATI
1. L’attaccamento all’Italia e agli altri ambiti territoriali cambia in base al background migratorio?

Esaminare il livello di vicinanza a varie aree geografiche consente di esplorare quanto gli intervistati si identifichino con contesti specifici. Questo legame può offrire un’indicazione per capire se l’identità dei giovani, e in particolare di chi ha un background migratorio, sia più legata a contesti territoriali vicini come la città di residenza, la regione Lombardia o l’Italia, piuttosto che a contesti più ampi come l’Europa o il mondo intero.

I dati mostrano che gli studenti con un background migratorio si sentono maggiormente legati al livello territoriale nazionale, seguito dal livello di prossimità (la città o il paese in cui risiedono) e dal livello regionale (grafico 1). Sommando infatti gli item segnalati come molto vicini o vicini, più della metà degli intervistati indica una vicinanza all’Italia (70,2% di cui 15,2% molto vicino/a), alla città/paese in cui si vive (58,3% di cui 21,1% molto vicino/a) e alla Lombardia (53,6% di cui 10,6% molto vicino/a).

I giovani di seconda generazione sembrano, quindi, aver sviluppato un significativo attaccamento all’Italia, dove l’identità legata alle proprie origini, quando presente, convive con quella italiana. Da queste analisi emerge la validità dell’idea che essere italiani non dipende tanto da caratteristiche innate, ma piuttosto “si esprime attraverso l’attaccamento alla nazione in cui si vive, al luogo in cui si abita” (Ambrosini e Pozzi 2019). La valorizzazione del proprio background migratorio sembra quindi integrata nell’essere italiani e lombardi.

Anche gli individui con genitori italiani o genitori misti si sentono più vicini agli ambiti territoriali di prossimità. In particolare, chi ha genitori italiani ha risposto di sentirsi molto vicini o vicini alla città/paese in cui vivono per il 67,1% (di cui 26,2% molto vicini), alla Lombardia per il 63,8% (di cui 16,5% molto vicini), all’Italia per il 79,3% (di cui 32,4% molto vicini). Stessa cosa accade per i figli di coppie miste che si ritengono molto vicini o vicini rispettivamente il 79,5% per l’Italia (di cui 28,4% molto vicino), il 62,5% per la città/paese in cui vivi (di cui 25% molto vicino) e il 55,7% per la Lombardia (di cui 17% molto vicino).

Se però si confrontano i tre gruppi, emergono alcune differenze: è maggiore tra chi ha background migratorio la quota di chi si sente molto vicino o vicino al mondo, seppur di poco, (49,7% di cui 19,2% molto vicino vs 45,4% di cui molto vicino 18% di chi ha genitori nati in Italia), mentre è sistematicamente inferiore la quota di chi si si sente vicino all’Italia, alla Lombardia, alla propria città.

Grafico 1. Percentuale di intervistati che si è dichiarata “molto vicina” o “vicina” a ciascun ambito territoriale divisa per tipologia di famiglia. Fonte: rielaborazione dati MAYBE.

2. Quali caratteristiche deve avere un “vero” italiano?

La serie di domande riguardanti gli attributi che le persone considerano tipici di un “vero” italiano permette di esaminare se un diverso background etnico familiare sia correlato a un'attribuzione differente di importanza a aspetti più di tipo etnico-ascritto o civico. Anche se questa rigida dicotomia è stata superata da numerosi studi, essa rimane impiegata nelle principali indagini internazionali volte a esplorare le concezioni dell'identità nazionale (una panoramica sintetica è disponibile in Guglielmi e Vezzoni 2016). Dai dati EVS 2017 raccolti in Italia, emerge infatti come il campione nazionale, seppur in modo leggermente minore rispetto ai principali paesi europei, predilige gli aspetti civici nel determinare chi è un “vero” italiano.

In particolare, tra gli item presenti nella domanda somministrata agli studenti, nella componente etnica ascritta rientrano l’essere nati in Italia, l’essere cattolico, l’avere antenati italiani mentre in quella civica sono presenti il rispettare le istituzioni pubbliche e le leggi italiane, parlare l’italiano. Sono poi inseriti due item che riguardano l’uno e l’aver vissuto in Italia la maggior parte della propria vita l’altro la dimensione soggettiva dell’appartenenza, cioè il sentirsi italiano/a.

Dai dati (Grafico 2), risulta evidente come per tutte e tre i tipi familiari, gli item ritenuti più importanti siano quelli di stampo civico (rispetto delle istituzioni politiche e le leggi italiane) o culturale (il sentirsi italiano e il parlare italiano), con l’aggiunta dell’aver vissuto la maggior parte della propria vita in Italia. La stragrande maggioranza dei rispondenti, indipendentemente dal profilo familiare, è concorde nel ritenere che questi elementi siano importanti per considerarsi veramente italiani.

Gli elementi associati alla sfera etnico-ascritta sono generalmente considerati poco o non importanti da tutti, ma qui emergono delle differenze in base al background migratorio. In particolare, l’essere nato in Italia è ritenuto molto o abbastanza importante dal 52,7% chi ha genitori italiani (di cui 20,7% molto importante) rispetto al 31,8% di chi ha genitori stranieri (di cui 11,3% molto importante).

Emerge dunque una visione dell’identità nazionale distante da ciò che prescrive l’attuale legge in vigore sull’acquisizione della cittadinanza, la quale predilige gli aspetti etnico-ascritti con una visione definita da Zincone (2006) di stampo “familista”.

Grafico 2. Percentuale di intervistati che ha indicato come “molto importante” o “abbastanza importante” le seguenti caratteristiche per essere veramente italiani divisa per tipologia di famiglia. Fonte: rielaborazione dati MAYBE.

3. I giovani intervistati sono favorevoli all’eventuale istituzione dello ius scholae?

Andando ad analizzare i risultati (Grafico 3), si può dire con certezza che tutti si dimostrano favorevoli allo ius scholae, ma che gli individui con background migratorio indicano con più preponderanza l’essere molto d’accordo con la proposta.

Hanno indicato di essere molto d’accordo o d’accordo i figli di genitori italiani nel 74,7% dei casi (di cui 28,4% molto d’accordo), mentre i soggetti con genitori misti nell’81,8% dei casi (di cui 34,1 % molto d’accordo) e quelli con genitori stranieri nell’81,4% dei casi (di cui 48,3% molto d’accordo). Permangono dunque delle differenze tra coloro che sono molto d’accordo e d’accordo.

Grafico 3. Risposte alla domanda "Si discute spesso sul dare la cittadinanza ai figli di immigrati nati all’estero, ma che sono andati a scuola in Italia per almeno 5 anni. Tu saresti d’accordo o in disaccordo?" per tipologia di famiglia. Dati percentuali. Fonte: rielaborazione dati MAYBE.

CONCLUSIONI

Se da una parte risulta difficile definire chi sia un “vero” italiano, dall’altra i dati considerati suggeriscono un netto distanziamento degli intervistati da ciò che prescrive l’attuale legge sulla cittadinanza. La stragrande maggioranza degli studenti intervistati in Lombardia sarebbe d’accordo con un’eventuale proposta di ius scholae, in particolare quelli appartenenti alle seconde generazioni. Gli elementi ritenuti importanti per essere dei “veri” italiani, in linea con i dati EVS 2017 relativi all’intera popolazione italiana, riflettono un’idea di cittadino di stampo civico che le proposte di legge succedutesi nel tempo hanno cercato di inserire nell’ordinamento. Infatti, per i rispondenti non è tanto importante che un individuo sia cattolico, sia nato in Italia o abbia antenati italiani ma che egli si senta italiano, parli la lingua nazionale, rispetti le leggi e le istituzioni politiche con l’aggiunta di aver vissuto in Italia la maggior parte della propria vita. Anche riguardo all’appartenenza territoriale, i rispondenti si sentono indistintamente più vicini agli ambiti territoriali di prossimità, testimoniando una sostanziale omogeneizzazione tra i diversi tipi familiari considerati nel contesto lombardo.

La fotografia qui delineata resta circoscritta alla popolazione osservata nel corso del progetto MAYBE ma, considerando la presenza di stranieri residenti da molti anni nel territorio lombardo, i dati raccolti possono fornire utili riflessioni più generali sulle seconde generazioni in Italia. L’idea di italianità delineatasi risulta più inclusiva e meno legata alle caratteristiche ascritte dell'individuo di quella presente nella legge. Inoltre, confrontando le risposte delle seconde generazioni con quelle dei nativi e di figli di coppie miste, si nota come le differenze siano molto contenute. Le seconde generazioni hanno sviluppato un notevole attaccamento sia all'Italia che agli ambiti locali, dimostrando che tali sentimenti possono andare al di là delle proprie origini etniche. Questo fenomeno rappresenta una novità per l'Italia e suggerisce la necessità di revisione della legge sulla cittadinanza creando un dibattito che possa aprire ad una riflessione più ampia sull’identità nazionale e la presenza di nuovi italiani.

Bibliografia

Ambrosini, M. & Pozzi, S. (2019). Italiani ma non troppo?: lo stato dell'arte della ricerca sui figli degli immigrati in Italia. Genova: Centro studi Medì.

Arnett, J. J. (2014; ed. or. 2000). Emerging adulthood: The winding road from the late teens through the twenties (Second Edition). New York: Oxford University Press.

Bassetti, G., Barbari, L. & De Vanna, F. (Edd.). (2018). Il diritto al viaggio: Abbecedario delle migrazioni. Torino: Giappichelli.

Bello, B.G. (2018). Seconde generazioni. In G. Bassetti, L. Barbari & F. De Vanna (Edd.), Il diritto al viaggio: Abbecedario delle migrazioni (pp. 257–263). Torino: Giappichelli.

Filippi, F. (2021). Prima gli Italiani!: (sì, ma quali?). Bari, Roma: Laterza.

Guglielmi, S. & Vezzoni, C. (2016). Meanings of National and European Identities. In B. Westle e P. Segatti (Edd.), European identity in the context of national identity: questions of identity in sixteen European countries in the wake of the financial crisis. Oxford: Oxford University Press.

Westle, B. & Segatti, P. (Edd.). (2016). European identity in the context of national identity: questions of identity in sixteen European countries in the wake of the financial crisis. Oxford: Oxford University Press.

Zincone, G. (2006). Familismo legale : come (non) diventare italiani. Saggi tascabili Laterza. Roma: GLF editori Laterza.

Foto di Francesca Tirico su Unsplash


Alice Sanarico e Simona Guglielmi

Alice Sanarico è borsista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano per il progetto MAYBE. I suoi interessi di ricerca riguardano giovani e seconde generazioni.

Simona Guglielmi è ricercatrice in sociologia generale presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano. È membro del laboratorio di ricerca spsTREND e del team italiano dell’International Social Survey Programme. Si occupa di identità etniche e nazionali, e culture politiche. I principali interessi di ricerca riguardano lo studio dell’opinione pubblica, con una particolare attenzione alle identità etniche e nazionali, al processo di europeizzazione e al rapporto tra cittadini, culture politiche e istituzioni. Su questi temi ha pubblicato articoli su riviste e saggi in volume collettanei, in ambito nazionale e internazionale. È autrice del volume “L’identità nazionale e i suoi confini” (Egea, 2018).