Partecipazione politica e disuguaglianze in Europa: quanto sono coinvolti gli immigrati nel processo politico?

I fenomeni migratori stanno rimodellando l’Europa in modi profondi, influenzando sia i paesaggi urbani che quelli politici. Con l’insediamento di comunità diverse, sorge la domanda: quanto sono politicamente coinvolte le popolazioni immigrate?

L’ondata di migranti, in particolare dopo la cosiddetta crisi europea dei migranti del 2015, e i cambiamenti demografici hanno evidenziato l’urgente necessità di comprendere la loro partecipazione politica. Con quasi 27 milioni di cittadini non UE che vivono nell’Unione Europea a partire dal 2023 (Eurostat, 2024), le loro voci sono essenziali per una governance veramente rappresentativa. Tuttavia, molti incontrano ostacoli che limitano il loro coinvolgimento, portando a un significativo “deficit partecipativo” in politica (Morales e Giugni, 2011).

Il panorama partecipativo

Negli ultimi anni la crescente presenza dei migranti nei processi e spazi politici ha guadagnato crescente attenzione, mettendo in discussione le precedenti supposizioni sulla loro distanza dalla politica. Questo maggiore interesse può essere parzialmente attribuito al riconoscimento che la partecipazione politica si è estesa oltre il voto, comprendendo una gamma più ampia di attività. Sebbene la partecipazione elettorale sia rilevante, essa rappresenta solo una delle tante forme di partecipazione politica. Questo repertorio più ampio include anche forme di partecipazione “non elettorale“, “non convenzionale” e “extra-parlamentare“, attraverso le quali gli immigrati si impegnano nel processo politico ed esprimono preoccupazioni al di là delle elezioni.

Molti migranti non hanno diritto di voto nei paesi ospitanti e spesso devono affrontare lunghi periodi di attesa prima di poter acquisire la cittadinanza e partecipare a processi elettorali formali. Questa limitazione evidenzia la necessità di riconoscere i diversi modi attraverso cui gli immigrati esprimono le loro preoccupazioni politiche e interagiscono con le loro comunità.

I migranti sono stati attori visibili in movimenti significativi, come il movimento dei lavoratori sans-papier, lo sciopero dei netturbini “Justice for Janitors” nei Paesi Bassi e lo Sciopero dei Migranti in Italia (Oliveri, 2015), oltre che nelle attuali proteste globali legate al conflitto Israele-Palestina. Tuttavia, la partecipazione politica degli immigrati non sempre corrisponde a quella della popolazione autoctona. Come ha giustamente affermato Martiniello (2006), “i migranti non sono più passivi degli altri cittadini, ma il loro coinvolgimento non dovrebbe nemmeno essere esagerato considerandoli l’avanguardia del nuovo proletariato globale”.

Questo solleva domande importanti: In che misura i migranti partecipano alla politica con tassi comparabili alle popolazioni native? Esiste un deficit partecipativo tra le comunità maggioritarie e minoritarie in Europa? E, in tal caso, come varia questo divario tra i diversi paesi, in particolare in Italia? Rispondere a queste domande non solo ci aiuta a comprendere come i migranti si integrino nel processo politico, ma evidenzia anche quanto sia inclusiva la democrazia nel paese.

Una fotografia a partire dai dati ESS

Per affrontare le questioni cruciali riguardanti la partecipazione politica dei migranti, questo articolo si basa sull’European Social Survey (ESS), una delle principali infrastrutture della ricerca sociale europea. Focalizzandosi sui dati raccolti tra il 2014 e il 2022, è possibile il coinvolgimento politico degli immigrati in tredici paesi dell’Europa occidentale che hanno una significativa presenza di popolazioni immigrate: Austria, Belgio, Svizzera, Germania, Spagna, Francia, Regno Unito, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Finlandia, Portogallo e Svezia.

A partire dalle risposte di 13.536 partecipanti immigrati, comprendenti sia individui nati all’estero sia migranti di seconda generazione, è stata fatta una classificazione sulla base delle domande sul loro paese di nascita e sullo stato di cittadinanza. Questo consente di distinguere tra popolazioni immigrate e native, facilitando un’analisi mirata della partecipazione politica dei migranti.

L’analisi si concentra su quattro forme chiave di partecipazione politica:

  • Voto nelle elezioni nazionali
  • Lavoro in un partito politico o gruppo d’azione
  • Iscrizione a sindacati
  • Partecipazione a proteste pubbliche

Per ciascuna di queste forme di partecipazione, il questionario chiede ai rispondenti il loro coinvolgimento in queste attività negli ultimi 12 mesi.

Principali risultati

I dati rivelano un divario non trascurabile nella partecipazione elettorale tra migranti e nativi, con il 58% dei migranti che ha votato nelle ultime elezioni nazionali rispetto all’84% dei nativi. Questa differenza di 26 punti percentuali evidenzia un significativo divario nel coinvolgimento politico tra migranti e nativi, anche tra quei migranti che hanno acquisito la cittadinanza.

La partecipazione a partiti politici o gruppi d’azione è bassa per entrambi i gruppi, con solo il 4% dei migranti e il 5% dei nativi coinvolti.

I tassi di adesione sindacale riflettono una disparità significativa, con il 25% dei migranti intervistati membri di un sindacato rispetto al 38% dei nativi. Questa differenza di 13 punti percentuali indica che i migranti potrebbero affrontare sfide particolari nell’inserimento nei sindacati, potenzialmente legate alle loro vulnerabilità specifiche nel mercato del lavoro.

Va invece sottolineato che i rispondenti migranti riportano tassi leggermente superiori di partecipazione a proteste pubbliche (9%) rispetto ai loro omologhi nativi (8%). Questo dato mette in discussione l’idea di apatia politica tra i migranti e suggerisce che, pur incontrando barriere nelle forme tradizionali di partecipazione politica, essi sono attivi in forme più collettive di espressione e dissenso.

 MigrantiNativi
Partecipazione politicaNDichiara ‘sì’ (%)NDichiara ‘sì’ (%)
Ha votato alle elezioni nazionali8.3215883.16484  
Ha lavorato in un partito politico13.4624    87.7395
Membro di un sindacato13.3112587.24138
Partecipazione a proteste13.469987.7318
Tabella 1. Tassi di partecipazione politica (%) tra migranti e nativi in Europa
Cosa rivelano le variazioni tra paesi riguardo al divario di partecipazione politica tra nativi e migranti?

È essenziale considerare la partecipazione politica dei migranti sempre in relazione a quella dei nativi. Ad esempio, se è vero che i migranti in Svezia hanno un’alta affluenza alle urne, va anche considerato che l’affluenza dei nativi è eccezionalmente alta (96%), sottolineando la natura relativa di queste cifre.
Paesi come la Germania (71%) e la Svezia (79%) mostrano tassi di partecipazione elettorale dei migranti significativamente superiori alla media paneuropea del 58%. In Italia, la situazione è particolarmente drammatica, con solo il 22% dei migranti intervistati che riferisce di aver partecipato alle elezioni nazionali. Per quanto riguarda la partecipazione elettorale, è importante notare che i risultati riflettono i tassi di affluenza alle urne dei migranti ‘cittadini’. In Europa, i diritti di cittadinanza e i diritti di voto, almeno per le elezioni nazionali, sono strettamente legati: solo i migranti che hanno ottenuto la cittadinanza del paese di residenza hanno diritto al voto.  Questo rappresenta il tasso di affluenza più basso tra i paesi studiati e mette in evidenza un divario di 57 punti percentuali tra nativi e migranti.

Figura 1.1. Percentuale di affluenza alle urne per le popolazioni migranti e native per paese

Figura 1.2. Percentuale del divario di affluenza alle urne tra nativi e migranti per paese

La media europea per l’adesione sindacale dei migranti è del 25%. Tuttavia, l’Italia è molto al di sotto di questa media, con solo il 6% dei migranti intervistati che riferisce di essere membro di un sindacato. Questo basso tasso di partecipazione riflette tendenze più ampie nei Paesi mediterranei, come il Portogallo (12%) e la Spagna (11%).

Nonostante la scarsa partecipazione, il divario tra nativi e migranti in Italia è dell’11%, non è eccessivamente grande considerando il basso livello di adesione di entrambi i gruppi. In Paesi come il Belgio, il divario è molto più piccolo (5%), suggerendo migliori sistemi di integrazione e supporto per i migranti.

Figura 2.1. Percentuale di adesione ai sindacati per le popolazioni migranti e native per paese

Figura 2.2. Percentuale del divario tra l’adesione ai sindacati tra nativi e migranti per paese

La partecipazione alle proteste pubbliche presenta una fotografia diversa, con i migranti in paesi come la Svezia (13%) che mostrano una partecipazione più alta rispetto ai nativi in alcuni casi. In Italia e Portogallo, tuttavia, la partecipazione dei migranti alle proteste è bassa (4%), indicando limitate opportunità per esprimere il dissenso politico.

Il divario tra nativi e migranti nella partecipazione alle proteste mostra maggiore variabilità. Ad esempio, in Austria e Finlandia, la partecipazione dei migranti supera quella dei nativi, suggerendo una diversa strategia di coinvolgimento tra questi gruppi. Al contrario, la Spagna mostra un divario significativo tra nativi e migranti, di quasi il 9%, con i migranti che partecipano al 12,8% e i nativi al 21,7%. Questo indica che, sebbene i migranti siano attivamente impegnati nelle proteste, sono comunque meno coinvolti rispetto ai nativi, evidenziando la necessità di una maggiore inclusività negli spazi dell’attivismo sociale e politico.

Figura 3.1. Percentuale di partecipazione alle proteste per le popolazioni migranti e native per paese

Figura 3.2. Percentuale del divario tra nativi e migranti nella partecipazione alle proteste per paese
Conclusioni

I risultati di questa analisi delineano un quadro complesso della partecipazione politica dei migranti nell’Europa occidentale. Sebbene i migranti siano coinvolti in varie forme di attività politica, persistono significative disparità rispetto alle popolazioni native, in particolare in Italia, dove i tassi di partecipazione elettorale e di adesione sindacale sono molto bassi. Il divario di 57 punti percentuali nell’affluenza alle urne mette in evidenza una questione critica, sottolineando la necessità di politiche che facilitino un maggiore coinvolgimento politico tra le comunità migranti.

Tuttavia, i dati rivelano anche una fotografia più sfumata. Nonostante le barriere alle forme tradizionali di partecipazione politica, molti migranti partecipano attivamente a proteste e ad altre vie alternative di espressione politica, sfidando lo stereotipo dell’apatia politica. Paesi come la Svezia e la Germania dimostrano che, con il giusto supporto e adeguati quadri di integrazione, la partecipazione politica dei migranti può svilupparsi.

I diversi modelli di partecipazione tra i vari Paesi suggeriscono che le politiche nazionali e gli atteggiamenti sociali possano svolgere un ruolo significativo nel plasmare il comportamento politico delle popolazioni migranti. Poiché la migrazione continua a rimodellare l’Europa, affrontare il divario partecipativo non è solo una questione di giustizia sociale; è essenziale per il futuro di democrazie inclusive e rappresentative.

Bibliografia

Martiniello, M. (2006). Political participation, mobilisation and representation of immigrants and their offspring in Europe (Vol. 1, No. 05). Malmö: School of International Migration and Ethnic Relations, Malmö University.

Morales, L., & Giugni, M. (2011). Political opportunities, social capital and the political inclusion of immigrants in European cities. In Social capital, political participation and migration in Europe: Making multicultural democracy work? (pp. 1-18). London: Palgrave Macmillan UK.

Oliveri, F. (2015). Migrant struggles in Italy within and against the economic crisis. In Exploring the Crisis: Theoretical Perspectives and Empirical Investigations (pp. 113-128).

Understanding the ‘Participation Gap’ in Western Europe: How Engaged Are Immigrants in the Political Process?

Migration is reshaping Europe in profound ways, influencing everything from urban landscapes to political landscapes. As diverse communities settle across the continent, the question arises: how engaged are these immigrant populations in politics?

The surge of migrants, particularly since the so-called 2015 refugee crisis, and changing demographics have highlighted the urgent need for understanding their political participation. With nearly 27 million non-EU citizens living in the European Union as of 2023 (Eurostat, 2024), their voices are essential for truly representative governance. Yet, many face barriers that hinder their engagement, leading to a significant ‘participatory deficit’ in politics (Morales and Giugni 2011).

The Participatory Landscape

In recent years, the political agency of migrants has gained increasing attention, challenging long-held assumptions of their political apathy. This heightened focus can be partly attributed to the recognition that political participation has expanded beyond traditional voting to encompass a broader range of activities.

While electoral participation is prominent, it represents one facet of the broader repertoire of political participation. This broader repertoire also includes ‘non-electoral’, ‘unconventional’, and ‘extra-parliamentary’ participation forms through which immigrants engage in the political process and express concerns beyond routine elections.

It is important to note that many migrants do not possess voting rights in their host countries and often endure long waiting periods before they can acquire citizenship and participate in formal electoral processes. This limitation does not signify a lack of political agency; rather, it highlights the necessity of recognizing diverse avenues through which immigrants express their political concerns and engage with their communities.

Migrants have been visible actors in significant movements, such as the sans-papier workers movement, the Dutch ‘Justice for Janitors’ cleaners’ strike, and the Italian Migrants’ Strike (Oliveri, 2015), as well as in the current global protests related to the Israel-Palestine conflict.

Nonetheless, immigrants’ participation in politics does not always match that of the autochthonous population. As Martiniello (2006) rightly stated, “migrants are not more passive than other citizens, but their involvement should also not be exaggerated by regarding them as the vanguard of the new global proletariat”.

This raises important questions: To what extent do migrants engage in politics at rates comparable to native populations? Is there a participatory deficit between the majority and minority communities across Europe? If so, how does this gap vary among different countries, especially in Italy?

Answering these questions not only helps us understand how migrants integrate into the political process but also highlights how inclusive democracy is in the country.

Data Overview

To address these pressing questions surrounding migrant political participation, this article draws on the European Social Survey (ESS)—renowned for its rigorous questionnaire design, cross-national consistency, and robust sampling techniques. Focusing on data collected from 2014 to 2022, it delves into the political engagement of immigrants across thirteen Western European countries known for their significant immigrant populations: Austria, Belgium, Switzerland, Germany, Spain, France, the United Kingdom, Ireland, Italy, the Netherlands, Finland, Portugal, and Sweden.

With responses from 13,536 immigrant participants—comprising both foreign-born individuals and second-generation migrants—the analysis takes advantage of the ESS’s ability to identify migrant respondents by asking about their country of birth and citizenship status. This allows for a distinction between immigrant and native populations, facilitating a focused analysis of migrant political participation. The analysis targets four key forms of political participation:

  • voting in national elections
  • working in a political party or action group
  • membership in trade unions
  • participation in public protests

For each of these forms of participation, specific survey questions from the ESS are assessed, asking respondents about their involvement in these activities over the past 12 months.

Key Findings

The data reveals a non-neglectable gap in electoral participation between migrants and natives, with 58% of migrants voting in the last national elections compared to 84% of natives. This 26-percentage point difference underscores a pronounced native-migrant gap in political engagement, even among those migrants who have acquired citizenship.

Participation in political parties or action groups is low for both groups, with only 4% of migrants and 5% of natives involved.

Union membership rates reflect a notable disparity, with 25% of migrant respondents being union members compared to 38% of native respondents. This 13-percentage point gap indicates that migrants may face unique challenges in union involvement, potentially linked to their specific vulnerabilities in the labour market.

Interestingly, migrant respondents report slightly higher rates of participation in public protests (9%) than their native counterparts (8%). This finding challenges the notion of political quiescence among migrants and suggests that while they may face barriers in traditional forms of political engagement, they are active in more collective forms of expression and dissent.

 MigrantNative
Political Participation items N Declared ‘yes’ (%)N Declared ‘yes’ (%)
Voted in national elections8,32158  83,16484  
Worked in political party13,4624  87,7395  
Member of trade union13,31125  87,24138
Protest participation13,469987,7318
Table 1. Political participation rates (%) among migrants and natives in Europe
What Do Cross-Country Variances Reveal About the Native-Migrant Political Participation Gap?

It’s essential to considermigrant political participation, always in comparison to native participation.For example, while migrants in Sweden have high turnout, native turnout is exceptionally high (96%), highlighting the relative nature of these figures.

Countries such as Germany (71%) and Sweden (79%) exhibit high voter turnout rates for migrants, significantly above the Pan-European average of 58%. In Italy, the situation is particularly stark, with only 22% of migrant respondents reporting participation in national elections. For electoral participation, it is important to note that the results reflect the turnout rates of ‘citizen’ migrants. In Europe, citizenship rights and voting rights, at least in national elections, are closely linked: only migrants who have obtained citizenship in their country of residence are eligible to vote. This represents the lowest turnout rate among the countries studied and highlights a 57-percentage point gap between natives and migrants.

Figure 1.1. Percentage of voter turnout for migrant and native populations by country

 Figure 1.2. Percentage of native-migrant voter turnout gap by country

The European average for migrant trade union membership stands at 25%. However, Italy falls behind, with only 6% of migrant respondents reporting union membership—well below the average. This low participation rate reflects broader trends in Mediterranean countries, such as Portugal (12%) and Spain (11%).

Despite low rates, the native-migrant gap in Italy is 11%, which is not excessively large compared to the overall low membership in both groups. In countries like Belgium, the gap is much smaller (5%), suggesting better integration and support systems for migrants.

Figure 2.1. Percentage of trade union membership for migrant and native populations by country

Figure 2.2. Percentage of native-migrant union membership gap by country

Public protest participation presents a different narrative, with migrants in countries like Sweden (13%) showing higher participation than natives in some instances.

In Italy and Portugal, however, migrant protest participation is low (4%), indicating limited avenues for expressing political dissent.

The native-migrant gap in protest participation shows more variability. For instance, in Austria and Finland, migrant participation exceeds that of natives, suggesting a different engagement strategy among these groups. In contrast, Spain exhibits a significant native-migrant gap of nearly 9%, with migrants participating at 12.8% and natives at 21.7%. This indicates that while migrants are actively protesting, they are still less engaged than natives, pointing to the need for greater inclusivity in activist spaces.

Figure 3.1. Percentage of protest participation for migrant and native populations by country

Figure 3.2. Percentage of native-migrant gap in protest participation by country

The findings of this analysis paint a compelling picture of the complex landscape of immigrant political participation in Western Europe. While migrants engage in various forms of political activity, significant disparities remain when compared to native populations, particularly in Italy, where electoral participation and union membership rates are alarmingly low. The stark 57-percentage point gap in voter turnout highlights a critical area for concern, emphasizing the need for policies that facilitate greater political engagement among migrant communities.

However, the data also reveals a more nuanced narrative. Despite barriers to traditional forms of political participation, many migrants actively engage in protests and alternative avenues for political expression, challenging the stereotype of political apathy. Countries like Sweden and Germany illustrate that with the right support and integration frameworks, migrant political participation can thrive.

Conclusions

The diverse patterns of participation across different countries suggest that national policies and societal attitudes may be playing a significant role in shaping the political behaviour of immigrant populations. As migration continues to reshape Europe, addressing the participation gap is not just a matter of social justice; it is essential for the future of inclusive and representative democracies.

Bibliography

Martiniello, M. (2006). Political participation, mobilisation and representation of immigrants and their offspring in Europe (Vol. 1, No. 05). Malmö: School of International Migration and Ethnic Relations, Malmö University.

Morales, L., & Giugni, M. (2011). Political opportunities, social capital and the political inclusion of immigrants in European cities. In Social capital, political participation and migration in Europe: Making multicultural democracy work? (pp. 1-18). London: Palgrave Macmillan UK.

Oliveri, F. (2015). Migrant struggles in Italy within and against the economic crisis. In Exploring the Crisis: Theoretical Perspectives and Empirical Investigations (pp. 113-128).

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Zeynep Mentesoglu Tardivo è dottoranda presso il Dipartimento di Scienze Politiche (LUISS Guido Carli) e membro del laboratorio spsTREND. Attualmente è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche (Università di Milano) per il progetto START Surfing Transition to Adulthood: Resources and Timing e collabora con il progetto YEP! Youth Equality Participation. È specializzata nell’analisi quantitativa dei dati dell’European Social Survey (ESS) e i suoi interessi di ricerca si concentrano sulla partecipazione politica degli immigrati in Europa occidentale.

Pagina personale

Zeynep Mentesoglu Tardivo is a PhD candidate at the Department of Political Science (LUISS Guido Carli) and a member of spsTREND. She is currently a research fellow at the Department of Social and Political Sciences (University of Milan) for the START Surfing Transition to Adulthood: Resources and Timing project, and collaborates with the YEP! Youth Equality Participation project. She specializes in the quantitative analysis of European Social Survey (ESS) data, and her research interests focus on the political participation of immigrants in Western Europe.

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