Gli italiani e la guerra in Ucraina – Un aggiornamento

di Simone Sarti, Simona Guglielmi e Paolo Segatti

La guerra in Ucraina è un tema che anima non solo l’arena politica, ma anche l’opinione pubblica europea, per via non solo delle emozioni e paure che ogni conflitto, soprattutto quando vicino, porta con sé, ma anche per le conseguenze dirette che l’aumento dei prezzi dell’energia ha avuto sulla vita quotidiana delle persone.

Attraverso l’indagine ResPOnsE-Covid19 , abbiamo potuto raccogliere informazioni sulle opinioni degli italiani e delle italiane relativamente alla guerra in Ucraina in due momenti, autunno 2022 e estate 2023. In questa breve nota presentiamo un aggiornamento delle opinioni relativamente alla guerra russo-ucraina, nota che segue l’articolo pubblicato su questo stesso sito lo scorso 13 gennaio 2023.

Sono impiegati i dati campionari di ResPOnsE raccolti tra il 5 giugno e il 9 luglio 2023 con metodo rolling cross-section (per la metodologia si veda qui) su un campione di oltre 3mila casi (n=3087). Grazie a questa nuova indagine è stato possibile indagare e approfondire la varietà di atteggiamenti e opinioni che gli italiani manifestano sul conflitto in corso.

Riprendendo la precedente indagine sono raccolte informazioni su tre opinioni particolarmente importanti: 1) preoccupazione nei confronti del conflitto; 2) il grado di accordo sull’adesione dell’Italia alle sanzioni economiche contro la Russia; 3) il grado d’accordo sul fornire armamenti all’Ucraina da parte del nostro Stato.

Nelle figure sottostanti sono riportate le percentuali delle risposte, per ogni domanda, graduate in molto, abbastanza, poco o per nulla (con la possibilità di rispondere “non so” da parte dell’intervistato). Le figure pongono a riferimento le opinioni del novembre/dicembre 2022 con quelle del giugno/luglio successivo.

Come evidente il posizionamento in questo periodo non è di fatto mutato.

All’ultima rilevazione la preoccupazione per il conflitto rimane stabile ai livelli precedenti: l’80% si dichiara molto o abbastanza preoccupato, contro una percentuale del 16% di poco o per niente preoccupati.  le persone favorevoli alle sanzioni economiche sono il 67% (molto o abbastanza), mentre solo il 24% si mostra poco o per niente d’accordo. Diverso è il posizionamento sulla fornitura di armi, dove il campione appare particolarmente spaccato: mentre il 46% si dichiara d’accordo, il 46% non lo è, con ben un quarto che si dichiara “Per nulla” d’accordo.

Graf.1. Preoccupazione per la guerra.
Graf.2. Favorevoli alle sanzioni.
Graf.3. Favorevoli all’invio di armi.

Nell’indagine realizzata tra novembre e dicembre 2022 si è cercato di comprendere il ruolo di alcuni atteggiamenti, frequenti nel dibattito mediatico, su queste opinioni (sanzioni e invio armi). In particolare si esplorò l’associazione con le preoccupazioni economiche, l’antiamericanismo e la distanza culturale tra europei e ucraini (vedi Qui).

Nell’indagine condotta tra giugno e luglio 2023 si sono invece presi in esame altri possibili fattori potenzialmente capaci di intercettare l’eterogeneo posizionamento degli italiani verso il conflitto (soprattutto relativamente all’essere favorevoli alle sanzioni e all’invio di armi, tralasciando la preoccupazione per il conflitto che risulta maggiormente trasversale e diffusa).  Tra questi fattori, uno particolarmente interessante riguarda la Distanza culturale tra ucraini e russi rispetto alla cultura europea, considerandola come elemento predittivo del sostegno o meno all’Ucraina. In altre parole, pensiamo che tra gli italiani possano esserci percezioni differenziate di quanto “russi” e” ucraini”, non intesi come Stati, ma come immagini stereotipate di due culture, condividano i valori “europei”. La nostra aspettativa è che la differenza tra l’immagine dei russi e degli ucraini sia un fattore associato, assieme ad altri, alle diverse posizioni sul conflitto e quindi su alcune specifiche policy come le sanzioni o l’invio di armi. La tesi generale che sosteniamo qui è che il sostegno all’Ucraina risenta anche del modo in cui le persone includono o no i due Paesi in guerra nella più grande famiglia europea di cui anche gli italiani fanno parte. Tale aspettativa è in linea con quel meccanismo, ben illustrato dagli psicologi sociali, per cui tendiamo a premiare chi riteniamo sia parte del nostro ingroup e a discriminare chi vediamo come non appartenente al nostro gruppo di riferimento. Sono diversi gli studi che mostrano come l’Europa sia divenuta nel tempo una potente categoria sovraordinata, in grado di sollecitare sul piano cognitivo ed emotivo il meccanismo favoritismo/discriminazione.

Vediamo quindi come si associa questo elemento al posizionamento dichiarato dagli intervistati sul tema delle sanzioni e delle armi.

Condivisione culturale da parte degli ucraini e dei russi dei valori europei

In tal senso sono state poste alcune domande sulla distanza culturale percepita di ucraini e russi rispetto a cultura e valori europei (le domande sono state poste solo a un sotto-campione casuale di 1574 casi, per esigenze di ricerca).

  1. Gli ucraini, per cultura e valori, quanto hanno in comune con gli europei?
  2. I russi, per cultura e valori, quanto hanno in comune con gli europei?

Dove le risposte possibili erano: Dia un punteggio da 0 a 10 dove 0 significa “Pochissimo in comune” e 10 “Moltissimo in comune”. Per semplicità le categorie sono state ricodificate nel seguente modo (0 pochissimo, 1-3 poco, 4-6 né poco né molto, 7-9 molto, 10 moltissimo).

Graf.4. Comunanza con cultura e valori europei (casi validi nu=1378, nr=1344).

Le due domande sulla comunanza culturale di cultura e valori europei tra russi e ucraini (il cui ordine di sequenza è stato reso casuale nelle interviste), permettono di costruire un indice sintetico di vicinanza/distanza basato semplicemente sulla differenza tra i due punteggi (vicinanza ucraini – vicinanza russi). L’indice varia da -10 a 10, dove -10 indica situazioni in cui i russi sono percepiti come totalmente vicini alla cultura/valori europei e gli ucraini sono percepiti come totalmente distanti, 10 indica la situazione opposta. Il valore 0 indica i casi in cui gli intervistati non percepiscono alcuna differenza tra ucraini e russi rispetto alla loro vicinanza alla cultura/valori europei.

Graf.5. Distanza percepita tra ucraini e russi (differenza tra vicinanza degli ucraini e vicinanza dei russi alla cultura e valori europei).

Come evidenziato dal Grafico 5, il campione ritiene gli ucraini più vicini dei russi ai valori e alla cultura europea, e ciò si vede bene osservando l’asimmetria nella distribuzione spostata verso valori positivi.

L’indice di vicinanza /distanza dalla cultura europea, come atteso, è uno dei fattori associati alle opinioni sulla guerra. In particolare è fortemente correlata con la preoccupazione per la guerra e con le opinioni sulle sanzioni e armi. Si veda il Grafico 6 che sintetizza la relazione in forma lineare. In altre parole, coloro che ritengono gli ucraini molto vicini alla cultura e ai valori europei (valori positivi) sono anche i più favorevoli alle sanzioni e all’invio di armi. Mentre coloro che ritengono i russi più vicini alla cultura e valori europei (valori negativi) sono maggiormente contrari. Dunque, il sostegno all’Ucraina aumenta quando gli ucraini sono percepiti come simili agli europei (e i russi distanti). Queste differenze nei punteggi risultano statisticamente significative secondo il t test (p<0,001).

Graf.6. Distanza Ucraini-Russi rispetto a cultura/valori europei e opinioni nei confronti della guerra.

Vale la pena sottolineare che genere, età e titolo di studio non risultano associati in modo statisticamente significativo alla distanza percepita tra ucraini e russi.

Nella successiva figura, Grafico 7.1, riportiamo invece l’associazione della vicinanza culturale con la collocazione politica (sinistra/destra) e il partito votato nel settembre 2022. Il grafico mostra che gli ucraini sono sentiti più simili agli europei (rispetto ai russi) soprattutto dalle persone che si collocano al centro (modalità 3-4-5-6-7 sull’asse sinistra destra da 0 a 10). La vicinanza degli Ucraini ai valori/cultura europea risulta invece più bassa tra coloro che si collocano a destra (modalità 8-9-10) o non si collocano. I collocati a sinistra (modalità 0-1-2) occupano una posizione intermedia. Relazione significativa secondo il Test ANOVA (p<0,001).

Per quanto riguarda i partiti, Azione Viva e PD si mostrano quelli che più ritengono i russi distanti dagli ucraini, mentre Forza Italia e Lega appaiono all’opposto. In posizione intermedia le altre forze politiche. Tuttavia va osservato che le numerosità campionarie sono in questo caso modeste e l’incertezza attorno alle stime non permette di arrivare a risultati chiari. Possiamo limitarci ad osservare che i risultati sono coerenti con quanto evidenziato nella precedente nota del gennaio 2023.

Graf.7.1. Relazione tra distanza tra ucraini-russi rispetto a cultura/valori europei, e collocazione politica.
Graf.7.2. Relazione tra distanza tra ucraini e russi rispetto a cultura/valori europei, e partito votato nel settembre 2022 (sono riportati i partiti con almeno n>50).

Sintesi

Ad oggi, il conflitto russo-ucraino prosegue con il suo lascito di morti, invalidi e distruzioni. La controffensiva ucraina non pare abbia al momento sortito effetti importanti dal punto di vista militare, allo stesso tempo sono evidenti segnali di stanchezza da parte degli alleati dell’Ucraina (Polonia, Repubblica Ceca, e la stessa componente repubblicana negli Stati Uniti). Non ultimo, il riaccendersi del decennale conflitto israelo-palestinese ha indebolito mediaticamente l’attenzione sulla guerra in Ucraina.

È verosimile pensare che la situazione nelle opinioni in Italia sia cambiata rispetto alla stabilità del primo semestre del 2023, ma con i dati a disposizione non possiamo affermarlo. Possiamo invece descrivere quali atteggiamenti si trovino dietro il posizionamento degli italiani nei riguardi del se e come sostenere l’Ucraina.

Se nello studio pregresso mostravamo un’associazione positiva tra preoccupazione economica, antiamericanismo e conoscenza diretta di persone ucraine come variabili associate ad un maggiore sostegno alle sanzioni e all’invio di armi, in questo aggiornamento osserviamo un altro fattore, più culturale e identitario, associato a questo posizionamento: considerare i russi molto distanti dai valori europei rispetto agli ucraini. Inoltre, una collocazione politica più a destra o l’aver votato per partiti di destra, come Lega e Fratelli d’Italia, appare associato a una minore distanza percepita tra ucraini e russi (mentre collocarsi a sinistra sembra far aumentare la vicinanza percepita degli ucraini, rispetto ai russi, dei valori e della cultura europea).

La ricchezza dei dati permetterà di approfondire i temi qui solo accennati, allo scopo di comprendere come atteggiamenti e opinioni si correlano nella popolazione italiana. Ciò che sicuramente emerge è un intricato insieme di posizionamenti, in buona parte trasversali e tra loro indipendenti, di non immediata lettura, che invitano ad andare oltre un semplice accostamento tra caratteristiche economiche, culturali o politiche con l’essere favorevoli alle sanzioni e soprattutto all’invio di armi.

 Foto di Hans Isaacson su Unsplash


Simona Guglielmi, Simone Sarti, Paolo Segatti

Simona Guglielmi è ricercatrice in sociologia generale presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano. È membro del laboratorio di ricerca spsTREND e del team italiano dell’International Social Survey Programme. Si occupa di identità etniche e nazionali, e culture politiche. I principali interessi di ricerca riguardano lo studio dell’opinione pubblica, con una particolare attenzione alle identità etniche e nazionali, al processo di europeizzazione e al rapporto tra cittadini, culture politiche e istituzioni. Su questi temi ha pubblicato articoli su riviste e saggi in volume collettanei, in ambito nazionale e internazionale. È autrice del volume “L’identità nazionale e i suoi confini” (Egea, 2018).

Simone Sarti è professore di Sociologia presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università di Milano. I suoi interessi di ricerca riguardano principalmente le disuguaglianze sociali, in particolare le disuguaglianze di salute, e l’evoluzionismo socio-culturale. È autore dei libri “Evoluzione e complessità sociale”, “Il caso e la società”, e “Studiare la salute. La prospettiva della sociologia” (in uscita nel 2023). Ha pubblicato su riviste nazionali e internazionali sui temi della salute, della stratificazione sociale e del cambiamento sociale.

Paolo Segatti è stato professore di Sociologia Politica presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche. Si occupa di opinione pubblica e comportamento politico.