Simone Sarti e Moris Triventi
Lo scommettere su un evento aleatorio è una pratica antica e diffusa, le cui testimonianze risalgono a migliaia di anni prima di Cristo perdendosi nel tempo. Non tutti i giochi debbono ovviamente essere considerati giochi d’azzardo, ma solo quelli che prevedono una posta, un pagamento in denaro, a fronte della possibilità (probabilistica) di una vincita, anch’essa in denaro.
Il tema del gioco d’azzardo è spesso trascurato dalla sociologia, nonostante la sua rilevanza per la vita materiale, come avrebbe forse scritto lo storico Braudel, ovvero come un’attività ricorrente nelle abitudini di una parte significativa della popolazione. Inoltre, è cruciale anche dal punto di vista politico-economico, considerando l’enorme quantità di risorse monetarie che movimenta: nel 2022, il gioco legale ha generato una raccolta di 136 miliardi di euro, pari a circa l’8% del PIL nazionale, con entrate erariali pari a 11,22 miliardi di euro (dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli). Importanti sono anche le conseguenze sulla salute pubblica, con un rischio non trascurabile di sviluppo di ludopatie o gioco problematico, e le gravi ripercussioni che ne derivano, come dipendenza, depressione, impoverimento economico e altri effetti negativi.
Alcuni Istituti di ricerca privati si sono occupati del tema, soprattutto a fini economici o sanitari. Secondo un’indagine campionaria dell’Osservatorio sul Gioco d’Azzardo di NOMISMA nel 2020 il 42% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni ha giocato d’azzardo negli ultimi 12 mesi, mentre è del 25% la partecipazione degli over 65 (Rapporto NOMISMA).
Nell’edizione dell’indagine ISSP (International Social Survey Programme) del 2021, che ha come tema principale la salute e i servizi sanitari, è stata inserita una domanda nel questionario che registra la partecipazione e l’intensità al gioco d’azzardo (questa domanda è presente solo nella versione italiana della survey). L’indagine conta su un disegno di campionamento probabilistico della popolazione italiana nel rispetto di rigorosi standard internazionali che permette quindi una stima attendibile del fenomeno.
Lo spazio disponibile nel questionario si limitava a una sola domanda per tanto non vi è stata la possibilità di registrare separatamente partecipazione (generalmente riferita agli ultimi 12 mesi) e intensità (spesa effettuata in giochi in denaro in un periodo più vicino all’intervista, allo scopo di facilitare la memoria). Si è quindi optato per un’unica domanda che fa riferimento sia a partecipazione che a intensità nell’ultimo mese:

| % | |
| Non ho mai giocato o scommesso nell’ultimo mese | 78,0 |
| Fino a 5 euro | 9,5 |
| Più di 5 euro, ma non più di 10 | 4,9 |
| Più di 10 euro, ma non più di 15 | 2,7 |
| Più di 15 euro, ma non più di 20 | 2,0 |
| Più di 20 euro, ma non più di 50 | 1,1 |
| Più di 50 euro | 0,4 |
| Non so/Non risponde | 1,4 |
| Totale | 100,0 |
| Giocato | 20,7 |
| Non giocato/Non sa/Non risponde | 79,3 |
| Giocato almeno 10 euro | 6,3 |
| N | 1138 |
Dai dati raccolti, risulta che il 20,7 della popolazione maggiorenne (con una stima che al 95% varia tra 18,4 e 23,1) abbia effettuato una giocata in denaro nell’ultimo mese: il 9,5 ha effettuato giocate fino a 5 euro, e l’11,2% giocate di almeno 5 euro. Mentre è del 6,3% la percentuale di coloro che hanno giocato almeno 10 euro.
Questi dati offrono una stima affidabile della popolazione italiana maggiorenne. Da un punto di vista sociologico, seppure in modo esplorativo, è interessante correlare queste informazioni con alcune condizioni sociali e caratteristiche individuali, in linea con gli obiettivi divulgativi di questa pagina. La letteratura internazionale evidenzia chiaramente come la partecipazione al gioco e la sua intensità siano strettamente legate a caratteristiche socioeconomiche specifiche, nonché a condizioni di vulnerabilità comportamentale. Tuttavia, per quanto riguarda l’Italia, manca, a nostro avviso, un’analisi su un campione nazionale che segua standard internazionali di raccolta dati e utilizzi un rigoroso metodo di campionamento probabilistico.
Come scritto, nella letteratura sociologica sul gioco d’azzardo, diversi fattori sono associati ad una maggiore propensione e intensità nel gioco. Li richiamiamo solo a scopo introduttivo, rimandando ad alcuni nostri lavori precedenti per un loro approfondimento (Sarti e Triventi, 2012; Sarti e Triventi, 2016).
L’abitudine al gioco d’azzardo varia sistematicamente secondo alcune caratteristiche sociodemografiche, come età, area di residenza e genere, e socioeconomiche, in particolare titolo di studio e condizione occupazionale.
In particolare, in letteratura è nota una maggiore propensione tra i giovani rispetto ai più anziani, tra gli uomini rispetto alle donne, e in alcune aree geografiche piuttosto che in altre, richiamando fattori contestuali sia di carattere strutturale (disponibilità economica, presenza di sale gioco, eccetera) che bio-culturale (propensione al rischio dei giovani e dei maschi, tradizione culturale al gioco, accettabilità sociale del gioco nell’intorno relazionale, eccetera).
Rispetto al titolo di studio, alcune ipotesi sostengono un ruolo delle capacità cognitive che vedrebbe nelle persone con bassa istruzione una maggiore difficoltà nel discernere la contro intuitività di alcuni eventi probabilistici, e quindi una frequente incomprensione delle reali opportunità di vincita.
Anche la disponibilità economica sembra avere un ruolo non trascurabile, poiché il costo unitario del gioco tende a essere più basso tra le persone più abbienti, e allo stesso tempo il costo relativo di una giocata risulta più impegnativo per le persone più povere.
Condizioni di vita e comportamentali possono avere un ruolo nella propensione e pratiche legate al gioco. Il gioco d’azzardo è stato difatti interpretato anche come “valvola di sfogo” alle frustrazioni quotidiane, e come strumento immediato per una possibile ascesa sociale in situazioni di vita che fanno sentire le persone ingabbiate in destini bloccati.
Nelle analisi esplorative sottostanti, semplici incroci bivariati, non rispondiamo a queste nutrite e articolate ipotesi, tuttavia possiamo intravederne dei segnali.
| Mai giocato | Giocato, fino a 10 euro | Giocato, più di 10 euro | N | |
| Nord Ovest | 83,6 | 7,9 | 8,5 | 330 |
| Nord Est | 78,0 | 8,1 | 14,0 | 186 |
| Centro e Sardegna | 71,8 | 11,4 | 16,9 | 255 |
| Sud e Sicilia | 80,3 | 10,8 | 8,8 | 351 |
| Uomini | 73,2 | 11,0 | 15,7 | 553 |
| Donne | 84,5 | 8,3 | 7,2 | 569 |
| 18-34 anni | 77,3 | 7,9 | 14,8 | 203 |
| 35-54 anni | 78,3 | 11,3 | 10,4 | 318 |
| 55-64 anni | 73,2 | 11,0 | 15,8 | 209 |
| 65-74 anni | 81,2 | 9,9 | 8,9 | 213 |
| 75 anni ed oltre | 86,0 | 6,7 | 7,3 | 179 |
La Tabella 2 mostra una maggiore partecipazione e intensità di gioco tra gli uomini (circa 11 punti percentuali in più delle donne), nei giovani 18-34 anni e negli adulti di 55-64 anni, e, dal punto di vista territoriale, nelle regioni del Nord-Est e del Centro Italia (comprensivo della Sardegna).
| Mai giocato | Giocato, fino a 10 euro | Giocato, più di 10 euro | N | |
| Primaria o meno | 87,8 | 4,3 | 7,8 | 115 |
| Secondaria inf. | 71,7 | 13,8 | 14,5 | 297 |
| Secondaria sup. | 78,9 | 9,3 | 11,8 | 473 |
| Università | 84,5 | 7,3 | 8,2 | 233 |
Il titolo di studio mostra un andamento a U rovesciata, con una maggiore propensione e intensità tra coloro che hanno un basso livello di istruzione, la scuola dell’obbligo (28,3% dichiara di giocare), ma non bassissimo (primaria o meno). Questo dato è coerente con due aspetti noti: le persone anziane giocano meno d’azzardo e allo stesso tempo una parte di esse possiede livelli d’istruzione inferiori all’attuale obbligo scolastico. Mentre le persone più istruite tendono in generale a giocare meno d’azzardo.
| Mai giocato | Giocato, fino a 10 euro | Giocato, più di 10 euro | N | |
| Fino a 1200 | 80,0 | 11,6 | 8,4 | 215 |
| Da 1201 a 2500 | 74,7 | 9,2 | 16,1 | 304 |
| Da 2501 | 86,7 | 3,6 | 9,6 | 83 |
In modo analogo, la relazione tra gioco e reddito, rappresentata nella Tabella 4 mostra una relazione a U rovesciata, anch’essa confermata in letteratura. Il gioco appare più ricorrente nella fascia dove vi è una maggiore disponibilità finanziaria (fascia 1201-2500 euro al mese) rispetto a quella con persone con redditi più bassi. Tuttavia, questo non vale per le persone con redditi più alti, per le quali esiste una sovrapposizione con alti titoli di studio, che tendono a proteggere dall’abitudine al gioco.
| Mai giocato | Giocato, fino a 10 euro | Giocato, più di 10 euro | N | |
| Lavoratori dipendenti | 77,5 | 11,3 | 11,3 | 417 |
| Lavoratori autonomi | 81,1 | 9,4 | 9,4 | 127 |
| Disoccupati | 71,4 | 6,5 | 22,1 | 77 |
| Studenti | 81,5 | 6,2 | 12,3 | 65 |
| Pensionati | 81,1 | 8,5 | 10,4 | 307 |
| Cura familiare | 81,4 | 10,8 | 7,8 | 102 |
Rispetto alla condizione occupazionale, il dato maggiormente interessante è costituito dall’alta intensità di gioco tra i disoccupati, 28,6% (pur considerando la bassa numerosità dei casi), che potrebbe ricondursi all’ipotesi del gioco d’azzardo come “valvola di sfogo”, o addirittura come (improbabile) strumento di mobilità sociale. Possibile segnale di allarme, coerente con l’elevata propensione tra i giovani, è anche la percentuale di giocatori tra gli studenti (il 18,5%).
Le Tabelle 6 e 7 riportano relazioni interessanti e note in letteratura. Le persone che si dichiarano stressate giocano con maggiore frequenza e intensità rispetto alle persone che non si dicono mai stressate. Questa relazione appare coerente con l’idea del gioco d’azzardo come “valvola di sfogo” alle difficoltà esistenziali.
Allo stesso modo, come noto, esiste un’associazione piuttosto forte tra l’abitudine al consumo di tabacco e il gioco d’azzardo, a suggerire la possibile esistenza di un fattore di predisposizione psico-attitudinale nel praticare alcuni comportamenti.
| Mai giocato | Giocato, fino a 10 euro | Giocato, più di 10 euro | N | |
| Mai | 82,5 | 8,1 | 9,4 | 553 |
| Qualche volta | 72,7 | 12,9 | 14,4 | 410 |
| Spesso | 76,9 | 7,7 | 15,4 | 78 |
| Mai giocato | Giocato, fino a 10 euro | Giocato, più di 10 euro | N | |
| Non fumatore | 82,3 | 8,8 | 8,9 | 888 |
| Fumatore moderato | 68,9 | 15,9 | 15,2 | 132 |
| Fumatore forte (>10 sig.) | 61,1 | 8,4 | 30,5 | 95 |
In sintesi, dalle analisi esplorative realizzate sui dati ISSP del 2021, rappresentativi della popolazione italiana con almeno 18 anni, in linea con la letteratura esistente, il gioco d’azzardo si dimostra influenzato da fattori plurimi, caratteristiche individuali (età e genere), contestuali (area geografica), socioeconomici (bassa istruzione e disoccupazione, disponibilità economica), e particolari condizioni di vita (stress e comportamenti insalubri).
Per concludere questa breve nota, riteniamo importante ribadire la rilevanza della ricerca sociologica nell’ambito del gioco d’azzardo. La sua valenza è economica, culturale e sanitaria, intersecando aspetti fondamentali della vita sociale.
Indagare il profilo dei giocatori, nonché i fattori che influenzano una maggiore propensione e intensità nel gioco d’azzardo, può aiutare a comprenderne meglio le pratiche, le forme, e anche a prevenirne effetti perversi come il gambling problematico.
Foto di Aidan Howe su Unsplash
