Cosa farò dopo la maturità? Aspirazioni e idee sul futuro dei giovani lombardi

Di Giuliana Parente e Alice Sanarico

Progetto MAYBE. Infografica n.1/2024

Il progetto MAYBE prevede diverse attività  di comunicazione e disseminazione. Un’attenzione particolare è rivolta alla condivisione dei risultati al di fuori della comunità accademica, in particolare il mondo della scuola e i responsabili delle politiche giovanili. A tale scopo informazioni sul progetto e sui suoi principali risultati sono pubblicate regolarmente sul sito web di spsTREND Lab, attraverso post divulgativi e infografiche dedicate.

La prima infografica n.1/2024 offre una fotografia di alcuni risultati della prima fase di rilevazione nelle scuole relativi al diventare adulti, all’idea di futuro e alle scelte post diploma.

Durante l’anno scolastico 2022-2023 sono stati intervistati 1227 studenti delle classi quinte di 39 scuole secondarie di II grado della Lombardia, per un totale di 74 classi (Figura 1). Le scuole sono state selezionate casualmente in base al tipo di percorso scolastico e alla provincia a partire dalle liste ministeriali.

Tra gli studenti intervistati, il 62% frequenta un istituto tecnico, il 27,7% un liceo e il restante 10,3% un istituto professionale. Le province con il maggior numero di studenti coinvolti sono Milano (18,2%), Bergamo (17,2%), Brescia (15,1%) e Monza Brianza (13,4%).

Figura 1. Informazioni relative ai partecipanti della prima fase di indagine nelle scuole (febbraio-giugno 2023). Fonte: rielaborazione dati MAYBE
Diventare adulti: tappe e età ideali

Studenti e studentesse dell’ultimo anno delle superiori si trovano all’inizio di una fase di vita che Arnett (2000) definisce di “adultità emergente” ed è contraddistinta dalla percezione di non essere più adolescenti, ma allo stesso tempo non ancora adulti; si tratta dunque di un momento caratterizzato da esplorazioni identitarie, sensazioni di instabilità, ma anche dall’idea che il futuro non sia già predeterminato. Su questa linea, gli studenti intervistati affermano di trovarsi in un momento della vita in cui tutto è ancora possibile (50,2% molto d’accordo, 41,2% d’accordo), dove ci sono molti cambiamenti (65,8% molto d’accordo, 31,2% d’accordo), in cui possono scoprire chi sono veramente (36,2% molto d’accordo, 50,8% d’accordo) e concentrarsi su se stessi (30,6% molto d’accordo, 48,2% d’accordo).

Tale ottimismo persiste anche quando gli intervistati sono interrogati sul futuro e sulle età ideali di alcune tappe della transizione all’età adulta. In media, si ritiene che l’età ideale per andare a vivere fuori da casa dei genitori sia di 22,2 anni per un uomo e di 22,3 anni per una donna. Si tratta di un dato molto interessante, soprattutto perché si scontra con i dati Istat (2022) relativi alla percentuale di giovani tra i 18-34 anni che vivono in famiglia con almeno un genitore, che è passata dal 60,4% del 2001 al 67,4% nel 2022. L’aumento segnala che attualmente la maggioranza dei giovani italiani fatica a uscire dalla casa dei propri genitori, anche a causa di condizioni strutturali che rendono difficile la transizione all’età adulta e il raggiungimento della propria autonomia.

Considerando le altre tipiche tappe, i dati mostrano che l’età ritenuta ideale per andare a vivere con un partner di 24,6 anni per un uomo e di 24,2 anni per una donna mentre quella per avere il primo figlio di 28,4 per un uomo e 27,5 per una donna (Figura 2). Come si può vedere, gli studenti pensano che le età ideali per le ordinarie tappe di transizione (uscire fuori di casa, andare a vivere con il partner, avere il primo figlio) non risentano di una differenza di genere, e sono collocate molto prima dei trenta anni. Anche in questo caso ciò che i giovani ritengono ideale è molto distante dalla realtà che vede l’età media al primo figlio per le donne italiane, quasi in tutte le Regioni, superiore a 32 anni (Ministero della Salute 2023).

Figura 2. Età ideali per un uomo e una donna. Valori medi. Fonte: rielaborazione dati MAYBE
Le scelte post-diploma

In questo momento della vita, il primo passo di rilevanza simbolica per l‘ingresso nella vita adulta è innanzitutto rappresentato dalla scelta di cosa fare dopo la maturità, la quale rappresenta una sorta di “rito di passaggio”. Che si tratti di andare a lavorare o continuare gli studi, chi frequenta l’ultimo anno della scuola superiore si trova di fronte a un delicato momento di scelta. Il Grafico 1 mostra le risposte del campione intervistato rispetto alle scelte post diploma: una minoranza ha dichiarato di non avere intenzione di continuare gli studi (sono l’1,8% di chi frequenta il liceo, il 21,8% dell’istituto tecnico e il 15,1% dell’istituto professionale) e/o di non avere ancora deciso (rispettivamente il 12,6% dei liceali, il 19,2% dei tecnici e il 27% dei professionali). Sono molti, invece, coloro che desiderano proseguire gli studi, seppur con una prevalenza nei licei. Il 47,7% dei liceali ha dichiarato di volersi iscrivere a un corso di laurea e il 37,4% di lavorare nel mentre; tra coloro che frequentano un istituto tecnico, il 28% vorrebbe iscriversi all’università e al contempo lavorare, il 24,5% vuole invece solo continuare gli studi senza lavorare. Le studentesse e gli studenti degli istituti professionali vogliono nel 35,7% iscriversi all’università e lavorare mentre il 20,6% ha intenzione di frequentare solo l’università. Una quota cospicua degli intervistati, quindi, pur di poter continuare gli studi è disposto a lavorare nel frattempo. La rilevanza dell’istruzione universitaria sembra essere talmente diffusa che l’87,6% dei liceali crede che a 30 anni avrà una laurea così come il 53,4% di coloro che al momento frequentano un istituto tecnico e il 52,4% di chi frequenta un istituto professionale.

Grafico 1. Risposte alla domanda “Cosa farai dopo la maturità?” per percorso di studi. Valori percentuali. Fonte: rielaborazione dati MAYBE

In questo senso, il contesto scolastico propone alcune attività che possono svolgere un ruolo di supporto alla scelta post diploma. L’alternanza scuola-lavoro, nonostante sia stata spesso contestata, è stata apprezzata dagli studenti intervistati in quanto ha permesso loro di chiarirsi le idee su cosa fare dopo il diploma. Si evidenziano comunque differenze tra i percorsi scolastici: l’esperienza è stata ritenuta più utile dagli studenti dei percorsi tecnici (57,2%) e/o professionali (63,8%) e meno per quelli del liceo (40,5%). Sebbene in misura minore, tra le altre esperienze, sono ritenuti d’aiuto anche i progetti e le iniziative fatte a scuola che sono stati indicati come utili dal 24,8% da chi frequenta i licei, dal 20% negli istituti professionali e dal 20% negli istituti tecnici.

Infine, le intenzioni relative al futuro prossimo possono riguardare anche un contesto territoriale diverso da quello italiano. Secondo i più recenti dati Istat (2023), l’Italia ha perso in dieci anni 79mila giovani laureati, che hanno visto una possibilità di realizzazione delle proprie aspirazioni al di fuori dei confini nazionali. In linea con tale quadro nazionale, l’eventualità di un trasferimento all’estero nei successivi 3 anni è ritenuta probabile dal 29,7% degli studenti lombardi intervistati. Entrando nel dettaglio, le donne lo ritengono più probabile degli uomini, rispettivamente il 32,7% delle ragazze contro il 26,2% dei ragazzi.

In breve

In conclusione, i risultati preliminari della prima fase di rilevazione mostrano come i giovani lombardi, poco prima della maturità, si trovino in una fase di passaggio molto delicata all’interno della quale appaiono ottimisti. Da questa prima fase dell’indagine emerge una forte intenzione da parte del campione al proseguimento degli studi, lavorando o meno nel mentre, che riguarda più della metà degli intervistati di ciascun percorso scolastico. L’ambiente scolastico, con i progetti di alternanza scuola-lavoro e le attività proposte, sembra svolgere un ruolo positivo nell’aiutare i propri studenti a chiarirsi le idee su cosa fare dopo la maturità. Infine, il trasferimento all’estero nei successivi 3 anni è un’opzione perseguibile da una considerevole percentuale di intervistati. Al tempo stesso, si segnala un discostamento tra la percezione che i giovani studenti hanno circa le età ideali in cui realizzare le tappe dell’adultità e il noto allungamento dei tempi di transizione ai ruoli adulti registrato in Italia. Diventare adulti può diventare un percorso a ostacoli, laddove non vi sia un contesto economico e istituzionale favorevole a supportare i giovani in questo passaggio. In questo processo, come emerso anche nella fase di ricerca qualitativa del progetto MAYBE, le politiche giovanili a livello locale possono fare la differenza nel sostenere i giovani nell’acquisizione di consapevolezza ed empowerment.

Arnett, J. J. (2000). Emerging adulthood: A theory of development from the late teens through the twenties. American Psychologist, 55(5), 469–480. https://doi.org/10.1037/0003-066X.55.5.469

Istat (2022). Famiglie, reti familiari, percorsi lavorativi e di vita. Letture Statistiche – Temi. Roma. Disponibile online in https://www.istat.it/it/archivio/275924.

Istat (2023). Italiani che rimpatriano, italiani che espatriano (News. Dati alla mano). Disponibile online in https://www.istat.it/it/archivio/281182.

Ministero della Salute (2023). Certificato di assistenza al parto (CeDAP). Analisi dell’evento nascita – Anno 2022. Disponibile online a https://www.salute.gov.it/portale/documentazione/p6_2_2_1.jsp?lingua=italiano&id=3346

Foto di Siora Photography su Unsplash


Giuliana Parente e Alice Sanarico

Giuliana Parente è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano per il progetto MAYBE. È membro del laboratorio di ricerca spsTREND. I suoi interessi di ricerca vertono su disuguaglianze educative e condizione giovanile.

Alice Sanarico è borsista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano per il progetto MAYBE. I suoi interessi di ricerca riguardano giovani e seconde generazioni.